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Comunicato stampa

25/07/2011 Il Consiglio dell’Ordine degli avvocati ha appreso con viva soddisfazione dell’annullamento da parte del Tribunale del Riesame, per totale assenza di indizi di reità, dell’ordinanza con la quale era stata limitata la libertà personale dell’avvocatessa Luisa Morelli, ingiustamente - ora può dirsi - accusata di un grave delitto, mentre in realtà era impegnata con scrupolo e correttezza nell’esercizio della propria funzione difensiva.

L’intervento del Tribunale della “libertà” ha, con la sua decisione, dimostrato che il sistema processuale può in modo fisiologico porre rimedio ad errori di valutazione del materiale investigativo, in questo caso acriticamente recepiti nell’ordinanza annullata.

Il Consiglio dell’Ordine ritiene di dover nuovamente, come già in passato, e severamente stigmatizzare il cattivo costume secondo il quale, da parte della polizia giudiziaria, vengono diffusi alla stampa ed ai mezzi di comunicazione i provvisori risultati delle indagini, con l’indicazione dei nomi delle persone coinvolte, rappresentandole come irrimediabilmente colpevoli, in dispregio di ogni elementare principio di civiltà giuridica.

Si dimentica, in tal modo, che il nostro sistema è fondato sul principio costituzionale secondo il quale un cittadino sottoposto ad indagine o a processo deve ritenersi non colpevole fino a che, nei suoi confronti, sia pronunciata una sentenza definitiva di condanna.

Nel caso in questione, alla grave lesione dell’immagine professionale e della reputazione dell’avv. Luisa Morelli, si è, peraltro, accompagnato il discredito che sull’intera classe forense è ricaduto per l’attribuzione alla collega di una meschina finalità di lucro, radicalmente esclusa dal Tribunale, dimenticandosi l’impegno che costantemente l’avvocatura assume su di sé anche nella difesa disinteressata dei più deboli.

Per evitare il ripetersi di ulteriori analoghe situazioni, il Consiglio dell’Ordine ha deliberato iniziative tese a garantire il rispetto futuro degli irrinunciabili diritti di difesa, dignità e decoro della persona, al contempo riservando ogni valutazione sui comportamenti innanzi censurati.
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