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Delibere del Consiglio Nazionale Forense

06/04/2002 Due delibere del Consiglio Nazionale Forense:

27 ottobre 2000
20 novembre 1999

CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE PRESSO IL MINISTERO DI GRAZIA E GIUSTIZIA Roma - Via Arenula, 71

IL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE
- rilevato che l'art. 16 legge 21 dicembre 1999, n. 526 dispone che "Per i cittadini degli Stati membri dell'Unione europea, ai fini dell'iscrizione o del mantenimento dell'iscrizione in albi, elenchi o registri, il domicilio professionale è equiparato alla residenza";
- rilevato che l'ordinamento della professione di avvocato (R.D.L. 27 novembre 1933, n.1538) impone la residenza come requisito soggettivo necessario ai fini dell'iscrizione all'albo, e più in generale, costruisce intorno al requisito della residenza, anagraficamente verificabile, il rapporto giuridico tra l'iscritto e il Consiglio dell'ordine di appartenenza, anche con riferimento ai doveri di vigilanza e di controllo disciplinare, in funzione della protezione degli interessi pubblici la cui cura è devoluta all'ordine degli avvocati;
- rilevato che l'equiparazione in parola provoca difficoltà pratiche di rilievo in capo alle aministrazioni competenti ad applicarla, e cioè in capo ai Consigli dell'ordine degli avvocati;
- ritenuto utile, alfine di superare le succitate difficoltà applicative, elaborare criteri che consentano di conciliare l'innovazione normativa con l'assetto vigente della disciplina della professione di avvocato;
- approva la seguente circolare interpretativa proponendo ai Consigli dell'ordine degli avvocati di adottarla come atto interno di regolazione delle proprie funzioni amministrative La residenza e il domicilio professionale sono requisiti soggettivi alternativi per l'iscrizione all'albo degli avvocati, come disposto dalla legge 21 dicembre 1999 n. 526 (art. 16) L'avvocato che intenda chiedere l'iscrizione all'albo secondo il proprio domicilio professionale, deve presenater al Consiglio dell'Ordine competente per territorio la documentazione atta a comprovare l'esistenza di tale domicilio professionale, insieme con la documentazione relativa alla propria residenza.

Il domicilio professionale è la sede dove il professionista esercita in maniera stabile e continuativa la propria attività.

Qualora il professionista si avvalga, per l'esercizio della sua attività, di una pluralità di sedi, il domicilio professionale va inteso nel senso di centro principale di attività, tenuto conto della durata, della frequenza, della periodicità e della continuità delle prestazioni professionali erogate, nonché del numero dei clienti e del giro di affari realizzato, secondo le indicazioni della Corte di giustizia europea.

Il Consiglio dell'Ordine che delibera l'iscrizione sulla base del domicilio ne dà informazione al Consiglio dell'Ordine della circoscrizione territoriale in cui l'iscritto risiede.

Roma, 27 ottobre 2000
_________________________

IL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE E I CONSIGLI DELL'ORDINE RIUNITI IN ASSEMBLEA IN ROMA IL 20 NOVEMBRE 1999

- sentita la relazione sugli ESAMI di accesso all'Avvocatura;

- condivisa la necessità di rimuovere le disuniformità esisteti tra sede e sede, in attesa di una riforma generale;

- ritenuta la necessità a tal fine di adottare regole uniformi nel rilascio dei certificati di compiuta pratica e nell'accertamento della pratica svolta,

delibera

A) PER QUANTO RIGUARDA LA PRATICA:

- di richiedere ai singoli Consigli dell'Ordine di non rilasciare un secondo certificato di compiuta pratica dopo l'avvenuto rilascio del primo;

- di richiedere ai singoli Consigli dell'Ordine di accertare con rigore l'effettuazione della pratica nell'ultimo semestre (ove il trasferimento sia avvenuto prima del compimento dei due anni iniziali), comunicando al Consiglio dell'Ordine di provenienza la nuova residenza dichiarata, al fine di esercitare i più opportuni controlli;

- di richiedere ai singoli Consigli dell'Ordine del luogo di provenienza e del luogo di trasferimento di comunicare al Consiglio Nazionale per consentire anche la conoscenza numerica del fenomeno e per le valutazioni più opportune, il numero dei praticanti che abbiano richiesto il trasferimento nel corso della pratica.

B) PER QUANTO RIGUARDA GLI ESAMI:

- di richiedere attraverso il Consiglio Nazionale Forense l'approvazione di una nuova regolamentazione che consenta di semplificare la procedura degli esami e di effettuare le prove nelle sedi distrettuali, con correzioni dei compiti scritti sottratte al principio della territorialità;

- di chiedere attraverso il Consiglio Nazionale Forense che tale principio venga adottato a far tempo dalle prove di esami del mese di dicembre 1999.

Roma, 20 novembre 1999
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